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Un pò di psicologia del trading - (20/01/2009)

Dal report del 19/01/2009:

[...] oggi spendo due parole in materia di “psicologia del trading”.
Venerdì per noi è stata la classica giornata da “incassa e pentiti”, nel senso che abbiamo chiuso con un buon guadagno il mordi/fuggi short su FIAT, per vederlo poi scivolare oggi fino ai minimi dello scorso dicembre. Parola d’ordine: “chissenefrega”. Consiglio ai neofiti: non sottovalutate l’attaccamento psicologico che fa rimanere il proprio ego legato ad un’operazione chiusa. E’ un meccanismo psicologico che costituisce la base più subdola per gli errori nel trading. E’ uno dei concetti più difficili da capire sul serio, ma uno dei primi da imparare, e non basta capirlo a livello teorico, bisogna sforzarsi di tradurlo nella pratica: un’operazione è reale solo nella misura che va dal punto di entrata a quello di uscita, non nel titolo in sé. Cioè non bisogna legarsi psicologicamente a nessun titolo una volta che l’operazione è chiusa, in quanto un trader vero non opera MAI sui titoli, bensì opera sui movimenti. E’ come se uno che fa surf, una volta cavalcata l’onda e tornato in spiaggia, rimanesse rammaricato perché non è ancora sulla cresta delle altre onde che vede arrivare. Non avrebbe senso. Non dobbiamo mai sottovalutare questo aspetto, non solo perchè bisogna controllare sempre l’emotività nel trading, ma anche perché nel processo di identificazione nel mercato (o peggio in un singolo titolo) sta il seme di una pianta velenosa: l’ovetrading (fare troppe operazioni). Pianta che va immediatamente estirpata, perché l’overtrading è la causa principale di perdite per un trader (o meglio: la seconda causa dopo la non-applicazione degli stop, ma personalmente non considero “trader” chi non usa gli stop…). In sintesi: il trading non è solo un lavoro tecnico finalizzato alla corretta lettura del mercato (sottolineo lettura, e non previsione, il mercato non va MAI previsto, va letto e seguito), ma è anche e soprattutto un lavoro psicologico su se stessi. Chi ignora questo lavoro attivo su se stessi non sarà mai un trader.
Chi pensa che queste siano noiose “prediche” e che sarebbe meglio parlare del mercato, non è sicuramente ancora un trader. Per questo oggi mi fermo qui e non spendo una sola parola su indici, titoli, volatilità, conteggi di ciclo ecc

FIAT

Sergio Nardini - www.ShoTrading.com

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